Celan, Levinas e l’etica della memoria

Responsabile didattico: Simone Furlani

Durata: 14 ore

Periodo didattico: secondo semestre

Programma

SSD: M-FIL/01

6 h Simone Furlani, 8 h conferenza J. Hacker-Wright

Nella prima parte di questo corso (6 ore) prenderemo in considerazione il nesso tra memoria e scrittura così come emerge in alcuni luoghi dell’Ebraismo del secondo Novecento e, in particolare, nell’opera di Paul Celan (1920-1970). Dopo una breve introduzione dedicata alle diverse modalità di intendere la facoltà della memoria (facendo riferimento in particolare a Nietzsche e a Levinas), leggeremo e commenteremo alcune poesie di Celan (da Sand aus den Urnen alle raccolte postume) cercando di comprendere la struttura della sua lirica e le implicazioni etiche che la sua modalità di scrittura comporta. Vedremo come la lirica celaniana si articoli in modo tale da affondare, letteralmente, nel ricordo della Shoah, ma declinando il significato di quell’evento in un linguaggio sempre rigorosamente aperto a riflettere sui propri presupposti e a riconoscere i propri limiti. In altri termini, la poesia di Celan denuncia e ricorda la Shoah innanzitutto rifiutando un linguaggio univoco, positivo, ‘assoluto’ ed esercitando, al contrario, un linguaggio che assume al proprio interno le differenze, gli scarti, le contraddizioni e le aporie della contemporaneità.


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