SEMINARIO DI STORIA - Storia moderna

Durata: 28 ore

Programma

Istituzioni e ceti dirigenti in Italia, tra bassomedioevo ed età moderna

Tra XIV e XVI secolo gli orizzonti della nobiltà, come pure la sua identità, evolvono in modo significativo nelle città italiane. Le relazioni che prima erano interne alla città, oppure tra la città e il suo distretto, o con le città vicine (amiche e rivali), ora cominciano a essere “italiane”. In un contesto politico-diplomatico vivacissimo e fluido, si indagheranno i singoli e i gruppi consortili, antichi lignaggi e nuovi profili emergenti nel variegato quadro della mobilità sociale, i meccanismi della partecipazione e dell’esclusione politica, gli esiti del dialogo con le istituzioni e dentro alle stesse (parlamenti), e infine la conflittualità.

mod. 1, 12 ore, prof.ssa Elisabetta Scarton (periodo tra l'8 e il 20 aprile)

Quadro generale nei secoli finali del Medioevo, con affondi concreti, da nord (Patriarcato di Aquileia) a sud (regno aragonese di Napoli) della Penisola. 

mod. 2, 8 ore, prof. Titone, ciclo di conferenze (da lunedì 4 marzo 2019 a giovedì 7 marzo)

  • L’altra élite: il graduale riconoscimento politico di artigiani e di populares e le politiche di governo di artigiani e di populares.
  • Riconoscimento politico e disattivazione della violenza: Dissenso Disciplinato (introduzione generale); politica vescovile e familiare (casi particolari).
  • La negoziazione come prassi politica: capitoli cittadini e Parlamento  
  • Pluralità culturale a autoritarismo

mod. 3, 8 ore, ciclo di conferenze, prof. Michael Knapton (settimana dal 13 al 18 maggio)

Scritture di governo in una repubblica aristocratica. Venezia e la Terraferma fra primo ’500 e primo ’600.

La modernità dello stato europeo all’inizio dell’età moderna – in entrambe le espressioni ‘moderno’ è un mero termine convenzionale, peraltro discusso e discutibile! – è tema vasto e perenne della ricerca storica. Quanto all’aristocratica Repubblica di Venezia, spentasi nel 1797, molto senno di poi dall’800 a oggi l’ha liquidata, assieme alla stessa forma-stato repubblicana, come anacronistica e perdente nell’Europa dei secc. XVI-XVIII. Ma già in quei secoli l’immagine dello stato veneziano prevalente nel dibattito politico passò dagli elogi del cosiddetto ‘mito’ alla condanna dell’‘antimito’. Senza pretendere di risolvere la discussione di questi temi, il corso vuole entrare almeno un po’ nel funzionamento (o malfunzionamento?) della Repubblica attraverso lo studio di scritture di governo, rapportandole al loro contesto d’impiego, agli attori politici coinvolti, agli scopi che esse dovevano raggiungere, ai risultati che effettivamente conseguivano, e così via.

Insomma, l’idea è di cominciare a conoscere uno stato europeo d’Antico Regime dall’interno. Nonostante il corso duri poche ore, vorrebbe arrivare a toccare con mano, assieme, le fonti relative a una situazione specifica. Esso perciò mette a fuoco un periodo di un secolo circa, e si concentra sulle relazioni prodotte per le autorità della capitale da due tipi di figure che operavano nel dominio di Terraferma, che andava dal Friuli al Bergamasco, dalle Alpi al Po. Testi dovuti anzitutto ad autorevoli rettori (governatori) patrizi, che si alternavano circa ogni sedici mesi nei reggimenti (p. es. la luogotenenza del Friuli, con sede a Udine). E poi a ispettori patrizi plenipotenziari e itineranti (detti Sindici Inquisitori), mandati nelle province con frequenza soltanto sporadica. Disponiamo per fortuna di edizioni moderne, peraltro possedute dalle biblioteche Uniud, delle relazioni dei rettori e – in parte – dei Sindici, stilate in un linguaggio che oggigiorno è comprensibile con un po’ di sforzo e soprattutto di accortezza.

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